Zona FAO 37: Mar Mediterraneo

Un luogo di pesca tra i più importanti al mondo, casa di molte specie diverse

Zona FAO 37: Mar Mediterraneo
12 Maggio 2025 Anna Maugeri
In Educational
Zona FAO 37

Racchiusa tra Europa, Asia occidentale e Nordafrica, la Zona FAO 37 è la porzione di oceano che comprende il Mar Mediterraneo e il Mar Nero. Questi due bacini sono quasi del tutto indipendenti tra loro e comunicano solo attraverso lo Stretto dei Dardanelli e il Bosforo in Turchia.

Il Mediterraneo si ricollega a sua volta al Mar Rosso per mezzo del Canale di Suez e all’Atlantico presso lo Stretto di Gibilterra. Di fatto, il Mediterraneo andrebbe considerato come un sottogruppo dell’Atlantico, ma per la sua specifica conformazione gode di caratteristiche climatiche e idrogeologiche differenti.

Il bacino mediterraneo non è un particolarmente vasto e rappresenta meno dell’1% di tutta la superficie degli oceani. Eppure, al suo interno è possibile distinguere tre sottozone FAO:

  • occidentale (37.1): si estende tra le isole Baleari e il Mar di Sardegna, fino alla costa occidentale dell’Italia;
  • centrale (37.2): interessa il Mar Adriatico e il Mar Ionio, lungo l’Italia orientale, i Balcani, la Tunisia e la Libia;
  • orientale (37.3): comprende il mar Egeo e il Mar di Levante, tra Grecia, Turchia, Siria, Libano, Israele ed Egitto.

Proprio perché si tratta del mare che circonda le nostre coste, tendiamo spesso a ritenere il pescato del Mediterraneo fresco e di qualità. Per esserne del tutto sicuri, però, ricordiamo che è importante informarsi bene e leggere le etichette sulle confezioni.

Per aiutarti a valutare con maggiore attenzione, ti raccontiamo le tipologie di pesca più diffuse nel “Mare Nostrum”.

Economia blu nel Mediterraneo

Le acque della Zona FAO 37 sono tra le più pescose e meno inquinate del mondo. Se consideriamo il Prodotto Marino Lordo, ovvero la stima della produzione economica mondiale del mare, il Mediterraneo copre da solo il 20% del totale.

Questa zona ittica è nota soprattutto per il pesce azzurro e i pelagici come pesce spada, cernie e tonni, ma sono molte le varietà che popolano le acque mediterranee: branzino, orata, sgombro e acciughe per citare i pesci più comuni; cozze, vongole lupino, polpi, calamari e seppie in riferimento ad altre specie.

L’industria mediterranea della pesca dà ogni anno sostentamento a circa 180.000 persone e muove un volume d’affari di 4,6 miliardi di euro (dati Treccani – Atlante). La tipologia di pesca più praticata è quella artigianale dei piccoli gruppi di pescatori, che rappresenta l’83% delle flotte totali del Mediterraneo.

La piccola pesca impiega circa 127.000 addetti che lavorano spesso in attività a conduzione familiare, molto importanti perché garantiscono la stagionalità del pesce e consentono una migliore gestione delle risorse marine.

Altrettanto famosa è la pesca d’altura, svolta nei fondali con una profondità minima di 30 metri. Questo sistema, praticato sia a fini commerciali che sportivi, viene condotto a grande distanza dalla costa e ha l’obiettivo di pescare i grandi pelagici come il tonno rosso.

Negli ultimi anni sono stati poi sviluppati diversi sistemi ittici volti a massimizzare la pesca della specie bersaglio ed evitare il più possibile quelle indesiderate, in modo da ridurre l’impatto sull’ecosistema.

Tra questi metodi rientra la pesca ad imbrocco, una pratica molto selettiva che utilizza una rete di cattura creata appositamente sulle caratteristiche della specie bersaglio. In questo caso il pesce non resta prigioniero in una sacca come nella rete da posta, ma generalmente rimane impigliato con la testa nella maglia e non ha più la possibilità di andare avanti o indietro.

Specificità mediterranea

Il Mar Mediterraneo conta una superficie di 2,5 milioni di km2 e le sue acque lambiscono le coste di 15 nazioni differenti, per un totale di 46.000 km di perimetro. La parte orientale e quella occidentale del bacino sono separate da una catena di montagne sottomarine che si estende tra la Sicilia e la Tunisia.

Indipendentemente dalle diverse sottoaree, tutto il bacino si caratterizza per il clima mite e per la forte salinità delle acque che in determinate zone arriva fino al 39‰ (contro un valore medio del 35‰). Milioni di anni fa, infatti, questo mare evaporò completamente e si trasformò in un immenso canyon desertico ricoperto di sale. Quando poi tornò a riempirsi d’acqua, i vasti depositi salini influenzarono fortemente (e influenzano ancora) lo sviluppo degli ecosistemi.

Oggi il Mediterraneo è una delle aree del Pianeta con la più elevata biodiversità. Secondo le stime del WWF, accoglie il 7,5% della flora e della fauna riconosciute in tutto il mondo e ospita oltre 17.000 specie endemiche o “aliene”, ovvero che si sono stabilite nel Mediterraneo come conseguenza del riscaldamento globale.

Per tutti i tratti esposti fin qui, il Mar Mediterraneo rappresenta una risorsa preziosa: è nostro dovere, quindi, tutelarlo attraverso scelte più consapevoli.

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